DIETRO LE QUINTE DELLE INDAGINI

RICOSTRUIRE LA SCENA DEL CRIMINE
Gli esperti analizzano la posizione di oggetti, macchie, porte e finestre per capire cosa è accaduto. Anche piccoli dettagli, come la direzione di una goccia o la posizione di una sedia, possono raccontare l’intera dinamica. Inoltre la temperatura del corpo, la rigidità o gli insetti presenti aiutano a stimare l’ora del decesso. Queste tecniche appartengono alla tanatologia forense, una branca della medicina legale che studia i segni del tempo sul corpo.

LE IMPRONTE DIGITALI
Non tutte le impronte si vedono a occhio nudo. Gli investigatori usano polveri magnetiche o vapori di cianoacrilato (lo stesso della colla) per farle emergere dalle superfici. Le impronte si lasciano ovunque e in qualsiasi modo, è molto facile cadere in trappola, infatti i killer più furbi usano dei guanti così da poter toccare gli oggetti senza lasciare traccia (ad esempio Dexter, della famosa serie tv!). Anche la scientifica usa guanti e non tocca direttamente gli oggetti della scena del crimine così da non contaminarli.

DNA E PROFILAZIONE CRIMINALE
Una volta raccolta l’impronta, il capello o qualsiasi altra cosa possa essere analizzata in laboratorio, il DNA gioca un ruolo fondamentale, anche se non sempre porta a risultati. Attraverso i comportamenti, le modalità del crimine e i luoghi scelti, gli esperti creano un “profilo” del possibile autore. Non è una prova, ma una guida che orienta le indagini e aiuta a restringere il cerchio dei sospetti. Gli investigatori poi interrogano chiunque possa dargli informazioni, anche se non sono sospettati, qualunque informazione può essere utile. Una volta scoperte prove che possono portare ad un sospettato, la polizia sa come interrogare e “leggere” la mente del possibile colpevole. Non cercano solo parole, ma anche micro-espressioni, esitazioni e gesti involontari. Tuttavia, nessun segno singolo basta per capire se qualcuno mente: serve esperienza, confronto e rispetto dei diritti.

INDAGINI DIGITALI
Oggi il 90% delle indagini passa anche dal mondo digitale: chat, cronologie, geolocalizzazioni e dati di rete. Gli esperti di informatica forense ricostruiscono percorsi online, messaggi cancellati e perfino movimenti registrati da dispositivi smart. Ogni dato digitale lascia un’“impronta invisibile”.
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